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"Continente in transizione": la definizione di un'Europa che sta cambiando, in cui migliorano gli standard di vita medi ma nel contempo si accentuano le disparità, è fornita da Eurofound. La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro è stata creata dall'Ue nel 1975, con sede a Dublino, con il compito di monitorare, studiare e, laddove possibile, contribuire a migliorare l'esistenza dei cittadini comunitari. Assieme ad altre istituzioni, agenzie e uffici dell'Unione (fra cui Eurostat ed Eurobarometro), Eurofound aiuta a tracciare un profilo del vecchio continente sul versante sociale. (Scheda precedente in SIR Europa 9/2009)

Beni essenziali e alloggi: molte disparità. Una recente indagine ("Vivere e lavorare in Europa", Eurofound - www.eurofound.europa.eu) afferma che "il potere d'acquisto nei nuovi Stati membri e nei paesi candidati è di gran lunga inferiore (appena il 55%) alla media europea". Inoltre, la percentuale della popolazione costretta in alcuni casi a rinunciare ai beni considerati essenziali (in particolare riscaldamento, vestiti nuovi e ferie annuali) "è molto più alta rispetto al resto dell'Unione". Disparità che si riflettono anche nelle condizioni di alloggio. "Gli abitanti dei nuovi Paesi membri dell'Unione" (ossia i 12 che vi hanno dal 2004 in poi) sono "solitamente proprietari del loro alloggio, contro il 40% nei vecchi Paesi membri"; ma fra le abitazioni-tipo dell'est europeo cresce la percentuale di quelle ritenute in condizioni carenti. "Accade quindi che il 42% dei rumeni viva in abitazioni vetuste, mentre in Finlandia il problema riguarda solo il 9% della popolazione".

Più o meno contenti, più o meno ottimisti. Sul fronte dell'assistenza sanitaria, l'indagine della Fondazione rivela "una carenza di apparecchiature mediche, soprattutto nei Paesi del sud (ad eccezione della Spagna) e nelle zone rurali". Nei nuovi Stati membri dell'Unione "quasi la metà delle persone più povere non ha soldi per pagare la visita dal medico, mentre in Europa occidentale la percentuale ammonta al 31%". Questi problemi tenderanno ad aggravarsi per l'invecchiamento demografico. "Nei nuovi Paesi membri, nonché in Italia, Portogallo e Grecia, il livello di soddisfazione riguardo alla propria vita è il più basso, mentre i cittadini dei paesi nordici appaiono più contenti". Contrariamente a francesi, italiani, portoghesi, ma anche ungheresi e bulgari, molti dei cittadini dei nuovi Stati membri si dichiarano ottimisti. A livello globale la percentuale degli ottimisti è in discesa, anche per via della recessione.

Reddito pro capite: l'est costretto a rincorrere. Naturalmente uno dei criteri essenziali per misurare la qualità della vita è correlato al reddito dei singoli e delle famiglie. Misurando il Pil (Prodotto interno lordo) pro capite dei singoli Paesi, si evidenzia una realtà piuttosto eterogenea. Tale dato è di 28.100 euro per abitante in Germania, che scende a 27.600 in Francia e risale a 29.100 nel Regno Unito. Fra gli altri Stati più grandi, l'Italia segnala un Pil pro capite di 25.200 euro, la Spagna arriva a 26.500, la Polonia si ferma invece a 13.300. Qualche altro caso: Portogallo 18.600, Lituania 15.200, Bulgaria 9500, Cipro 23.200. Se poi rapportiamo il reddito individuale con il costo della vita (ottenendo appunto il potere di acquisto reale in ogni Stato), la classifica dal più "ricco" al più "povero" vede sul podio Lussemburgo, Irlanda e Olanda - ma i dati raffrontabili sono del 2006 -, seguiti da Austria, Danimarca, Belgio, Regno Unito, Svezia, Finlandia e Germania. In fondo alla classica si trovano Bulgaria (ultimo posto), Romania, Lettonia, Polonia, Lituania, Slovacchia, Estonia, Ungheria. Caduta la "cortina di ferro", i Paesi dell'est devono percorrere molta strada per recuperare lo svantaggio accumulato in decenni di comunismo.

Il nodo della disoccupazione. I dati macroeconomici contribuiscono a fotografare la situazione dell'Ue. Le tabelle da considerare sarebbe molteplici, ma è sufficiente soffermarsi sul dato della disoccupazione per verificare che, come sostiene Eurofound, l'Ue è "in transizione". Fino ad alcuni anni or sono, infatti, la mancanza di lavoro non era un problema nei Paesi del centro e nord Europa, a partire da Germania, Regno Unito e Stati tradizionalmente a "piena occupazione" come Paesi Bassi e Austria. Tutt'altra realtà si misurava nell'area mediterranea; allo stesso modo i disoccupati erano numerosi nei Paesi dell'est appena tornati alla democrazia. Secondo le "Previsioni intermedie per il 2009-2010", documento prodotto dalla Commissione nello scorso mese di gennaio, la disoccupazione crescerà in tutta l'Unione a causa della crisi. Se nel 2008 tale dato si era attestato al 7% nell'Ue27, esso è destinato a salire quest'anno all'8,7. Con dati minimi in Olanda (4,1%), Danimarca (4,5), Lussemburgo (4,9), Cipro e Austria (5,1) e cifre preoccupanti registrate per Spagna (16,1%), Slovacchia (10,6) e Lettonia (10,4). (2 - continua)
- GLI ALLEGATI
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