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Subito una legge
"Testamento biologico": Chiesa, cattolici e il caso Eluana Englaro
Un appello perché non venga meno la "passione per la vita umana, dal concepimento alla sua fine naturale". È un passaggio del comunicato che la presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) ha reso noto poco dopo la morte di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo persistente da 17 anni alla quale, la scorsa settimana, erano state sospese alimentazione e idratazione in una clinica di Udine (Italia). Eluana è morta per disidratazione la sera di lunedì 9 febbraio. Con la sua vicenda è divenuta evidente, nel Paese, la necessità di una legge sul testamento biologico, sulla quale il Parlamento, superando forti polemiche, si esprimerà in tempi brevi.
Non viene meno la speranza. Pur "affranti in questa grave circostanza", i vescovi italiani, in un comunicato della presidenza della Cei, ricordano che "non viene meno la speranza, che nasce dalla fede e consegna alla misericordia del Padre Eluana, la sua anima e il suo corpo. È questa speranza a renderci una cosa sola, accomunando quanti credono nella dignità della persona e nel valore indisponibile della vita, soprattutto quando è indifesa". Se "le preghiere e gli appelli di tanti uomini di buona volontà non sono bastati a preservare" la "fragile esistenza" di Eluana, "bisognosa solo di amorevole cura", tuttavia ora la presidenza della Cei lancia un "appello a tutti perché non venga meno questa passione per la vita umana, dal concepimento alla sua fine naturale". E l'arcivescovo di Udine, mons. Pietro Brollo, raccolto in preghiera alla notizia della morte di Eluana, si è così espresso: il "Signore conceda a noi un cuore capace di amare sempre la vita, di perdonare e di ritrovare la forza di vivere da fratelli". Numerosissimi gli interventi di vescovi, responsabili di aggregazioni cattoliche che non hanno mai cessato di far sentire la loro voce per salvare la vita di Eluana Englaro e per chiedere al Parlamento una legge che rispetti sempre la sacralità della vita e non confonda libertà con autodeterminazione.
Ora la legge. "Che Eluana non sia morta invano, e che non muoia mai più" è la richiesta che rivolge il 10 febbraio, sulle colonne del quotidiano cattolico "Avvenire", l'editorialista Marco Tarquinio. "Sì, Eluana è stata uccisa", denuncia. "E noi, oggi, abbiamo solo una povera tenace speranza, già assediata - se appena guardiamo nel recinto delle aule parlamentari - dalle solite cautelose sottigliezze, dalle solite sferraglianti polemiche. Eppure questa povera tenace speranza noi la rivendichiamo: che non ci sia più un altro caso così". Da qui la richiesta pressante "che la politica ci dia subito una legge. E che nessuno, almeno nel nostro Paese, sia più ucciso così: di fame e di sete".
Lo Stato prenda posizione. "Naturalmente, il caso non si può considerare chiuso. S'impone per tutti una riflessione grave e pacata", commenta il 10 febbraio sul SIR (Servizio informazione religiosa) il teologo Marco Doldi. "Intanto, occorre dire che Eluana non è morta da sola: è stata uccisa da chi l'ha privata del cibo e dell'acqua; la sua non è stata, certo, una morte naturale. Per questo chi ha compiuto o favorito questa fine ha una responsabilità grave davanti a Dio e alla società. Le stesse circostanze in cui è avvenuta la sua morte non possono essere messe sotto silenzio". Ma tutto questo, ricorda il teologo, "è avvenuto in nome di una sentenza": pertanto "occorre che lo Stato prenda posizione per evitare il ripetersi di situazioni analoghe". Secondo Doldi "s'impone una riflessione seria per capire quali fattori siano stati determinanti. Si è invocata la libertà individuale, l'autonomia delle scelte. Ora, questa non può essere esercitata nei confronti della vita, al punto da giungere alla sua soppressione. La vita precede la libertà e senza di essa non si esercita. E, poi, com'è possibile che uno muoia perché l'ha deciso un altro? In secondo luogo, la qualità di una vita non si giudica dal fatto che è fragile o incapace di esprimersi". Sulla stessa linea i 170 periodici locali riuniti nella Federazione italiana settimanali cattolici.
Una "riflessione pacata". Dopo la morte di Eluana invita a una "riflessione pacata" la Santa Sede, con le parole del direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. "Ora che Eluana è nella pace - ha dichiarato padre Lombardi in una nota trasmessa dalla Radio Vaticana - ci auguriamo che la sua vicenda, dopo tante discussioni, sia motivo per tutti di riflessione pacata e di ricerca responsabile delle vie migliori per accompagnare nel dovuto rispetto del diritto alla vita, nell'amore e nella cura attenta le persone più deboli". Anche in nome di Eluana "continueremo, dunque, a cercare le vie più efficaci per servire la vita". "È il momento - ha scritto il 10 febbraio il direttore de L'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian - di una riflessione che di nuovo possa riunire credenti e non credenti (…) sul significato della morte e della vita".
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- GLI ALLEGATI
eur11.rtf (Allegato RTF)
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