|
|
|
|
|
SIR Europa
|
| SERVIZI |
| PRIMA PAGINA |
Bisogno di "grandi figure"
L'Europa si prepara alle elezioni
Gianni Borsa Bruxelles
La marcia di avvicinamento alle elezioni per l'Europarlamento ha preso avvio. Nei 27 Stati membri 375 milioni di elettori saranno chiamati alle urne nei giorni compresi fra il 4 e il 7 giugno per scegliere i loro rappresentanti nell'Assemblea comunitaria. Bruxelles e Strasburgo stanno lanciando in questi giorni la campagna mediatica per sensibilizzare i cittadini, insistendo su due temi principali: il ruolo della partecipazione popolare per dare legittimità democratica alle istituzioni Ue e per costruire la "casa comune"; i risultati ottenuti dall'Unione a vantaggio degli stessi cittadini nei più svariati ambiti, dalla sicurezza alla tutela dei consumatori, dalla realizzazione delle infrastrutture fino alla cultura. È sufficiente frequentare i corridoi delle istituzioni europee, dal Parlamento alla Commissione, dal Consiglio alla Banca centrale, oppure scambiare quattro chiacchiere con eurodeputati o funzionari Ue, per rendersi conto che queste elezioni vengono assunte come un importante "banco di prova" per il futuro dell'integrazione continentale. Nel frattempo i partiti presenti nell'Emiciclo presentano i loro programmi e avanzano le prime candidature per la futura presidenza del Parlamento; a livello nazionale si discute invece sui modelli - maggioritario o proporzionale, con soglie di sbarramento o meno, con preferenze oppure con liste bloccate - applicati in tale elezione che rimangono diversi da paese a paese. In questa elezione europea, che in realtà si configura come la sommatoria di elezioni nazionali, sembrano soprattutto mancare decisivi elementi unificanti, i quali darebbero valore "comunitario" all'appuntamento con le urne. C'è infatti il solito problema della carenza di tematiche di livello continentale nel dibattito pre-elettorale. È vero che al voto mancano quasi quattro mesi, ma dato che tutte le elezioni precedenti, a partire dal 1979 in avanti (esordio del suffragio universale diretto per l'Eurocamera), si sono caratterizzate per questa latitanza, sarebbe bene lanciare il segnale sin da ora. A questo riguardo va detto, per la verità, che la cronaca degli ultimi mesi ha posto all'attenzione dell'opinione pubblica alcuni problemi percepiti con eguale intensità emotiva e le medesime preoccupazioni "concrete" da Stoccolma a Nicosia, da Lisbona a Vilnius: si pensi alla crisi economica, all'emergenza energetica, alla sicurezza, alle migrazioni, alla sfida dei cambiamenti climatici, ai conflitti in Georgia e Medio oriente… "Ci vuole un'Europa coesa e reattiva di fronte alla crisi", hanno affermato all'unisono l'8 febbraio Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, prospettando il piano economico franco-tedesco da estendere all'Ue, dando l'impressione che stia maturando la convinzione che l'"unione fa la forza" specialmente di fronte alle trasformazioni epocali derivanti dalla globalizzazione. Lo stesso messaggio è stato ribadito da Mirek Topolanek, presidente di turno Ue e da José Manuel Barroso, capo della Commissione, nell'invocare l'ennesimo summit straordinario dei 27 da tenersi entro fine febbraio. Proprio per questo occorrerebbero leader di statura continentale. Il presidente francese e la cancelliera tedesca sono certamente politici di rango: ma sarebbero capaci di dar corpo a linee politiche veramente "europee"? Disponiamo di figure in grado di perseguire il bene comune dell'Unione superando interessi ed egoismi nazionali, pur nel rispetto delle diversità di cui si compone l'Europa? Abbiamo politici che si ispirano a valori alti e condivisi, radicati nella storia del continente e inverati da una loro riconosciuta attualità? Anche dalla risposta a tali quesiti potremo scorgere il significato del voto di giugno.
|
|
- GLI ALLEGATI
eur11.rtf (Allegato RTF)
|
|