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da Lunedi 08 Marzo 2010 a Domenica 14 Marzo 2010
Giovedi 11 Marzo 2010
GIORDANIA - Le pietre vive
I cristiani in un Paese modello di convivenza per il Medio Oriente
Si è chiuso, nel palazzo di Ragadan, memoriale dei reali di Giordania, il viaggio di lavoro ad Amman, organizzato dalla "Brevivet", per giornalisti di stampa e tv nazionale e locale. I 24 componenti del gruppo, tra cui redattori di Ansa, Sir, Avvenire, Il Giornale di Brescia, settimanali diocesani oltre che di riviste di settore legate al turismo religioso, sono stati invitati dall'Imam del memoriale a pregare, ciascuno nella propria forma, davanti alla tomba del re fondatore della Giordania, Abdallah. Un momento di dialogo e di preghiera che dimostra come la Giordania possa essere additata ad esempio e modello di convivenza e coabitazione da promuovere per tutto il Medio Oriente.

Esempio da seguire. Ne è convinto padre Gregor Piotr Bielaszka, segretario della nunziatura apostolica in Giordania e Iraq, che ai giornalisti ha ricordato la visita e le parole "di riconoscenza e gratitudine" di Benedetto XVI per la Giordania, prima tappa del suo pellegrinaggio in Terra Santa nel maggio 2009. Il segretario della nunziatura ha, infatti, posto in evidenza "l'impegno profuso dal Regno Ascemita per il dialogo tra musulmani e cristiani, per la libertà religiosa". Riconoscimento manifestato successivamente da Benedetto XVI in altre occasioni, come l'udienza del 20 maggio 2009 e gli auguri natalizi alla Curia romana, il 21 dicembre scorso. "Tutto il mondo guarda al Medio Oriente - ha proseguito il diplomatico - e, per questo, la Giordania può essere additata come esempio di buone relazioni, di convivenza pacifica, a tutta la regione anche se credo che ci vorrà del tempo perché questo possa accadere. La Chiesa locale, da questo punto di vista, è fortemente impegnata nel cammino di conoscenza e dialogo". Padre Bielaszka si è anche soffermato sui cristiani iracheni e sulle "difficili condizioni in cui versano le comunità di Mosul, anche se - ha detto - ora la situazione sembra un poco migliorata". Chiudendo l'incontro il sacerdote ha sottolineato "l'importanza degli appelli del Santo Padre nell'incoraggiare i cristiani mediorientali, anche in vista del Sinodo di ottobre, e la comunità internazionale a promuovere il rispetto del diritto e della libertà dei più vulnerabili".

A fianco dei rifugiati. La massiccia presenza di rifugiati e profughi iracheni in Giordania, (oltre mezzo milione, di cui 15 mila cristiani, in maggioranza caldei), spinge la Chiesa locale a profondere impegno non solo sul piano del dialogo ma anche dell'accoglienza. Ad occuparsi di loro è padre Raymond Moussalli, vicario patriarcale caldeo per la Giordania. "La scorsa settimana - ha raccontato al SIR - abbiamo presentato, con un gruppo di intellettuali locali, una lettera al nunzio in Iraq e Giordania, mons. Francis Assisi Chullikat, per ricordare le tristi condizioni di vita in cui versano i profughi e i rifugiati iracheni. Abbiamo incontrato, di recente, anche il vicepresidente iracheno, Tarek al-Hashemi, al quale abbiamo ribadito quanto scritto nella lettera, ovvero che i cristiani sono gli abitanti originari e cittadini a pieno titolo dell'Iraq e che lo Stato ha il dovere di proteggerli". In questa azione di protezione padre Moussalli confida molto nell'Ue: "Vogliamo sensibilizzare l'Ue affinché faccia qualcosa per i cristiani iracheni. Aprire i propri confini per accogliere iracheni significa favorire lo svuotamento dell'Iraq; è utile, oltre all'accoglienza, aiutare il Paese a trovare sicurezza e stabilità per favorire il loro rientro. La comunità internazionale non può restare in silenzio davanti al massacro dei cristiani in Iraq". Da parte nostra, ha spiegato, "cerchiamo di assistere i rifugiati sin dal loro arrivo, offrendo la possibilità di studiare e avere un minimo di assistenza sanitaria. Per vivere lavorano al nero, chi può si sostiene con dei soldi propri, guadagnati dopo aver venduto i propri averi in Iraq, oppure appoggiandosi a familiari ed amici. Ci serve aiuto e l'appello per la Colletta del Venerdì Santo per i cristiani del Medio Oriente, lanciato ai vescovi del mondo dalla Congregazione per le Chiese orientali, ci conforta".

Fiducia nel Sinodo. Dello stesso parere è anche padre Fabian Adkins, superiore del convento del Monte Nebo, l'unico santuario della Custodia di Terra Santa in Giordania: "L'esortazione alle Chiese a garantire un futuro ai cristiani e a impegnarsi per questo scopo rivela tutta la preoccupazione di Benedetto XVI per le nostre Chiese orientali. Il futuro si presenta difficile, molti fedeli emigrano, un aiuto servirebbe ad aiutare i cristiani a restare". "Davanti questo esodo - ha detto il religioso, da 32 anni in Terra Santa - il rischio che si corre è la perdita di identità e del senso di appartenenza alla Chiesa. La fede non può restare sulla carta ma deve essere vissuta quotidianamente. I cristiani sono le pietre vive che i pellegrinaggi devono poter conoscere, pellegrinaggi come quello di Benedetto XVI nel maggio scorso". "Ho ancora davanti agli occhi le immagini di quel giorno - sono i ricordi di padre Adkins - per noi cristiani del Medio Oriente la sua visita ha avuto l'effetto di rafforzare la nostra fede, di confermarci nella nostra missione di essere pietre vive di questa terra. Credo che la stessa cosa accadrà con il prossimo Sinodo dei vescovi per la Terra Santa, nel quale confidiamo per portare all'attenzione di tutta la Chiesa i problemi delle comunità cristiane locali".

a cura di Daniele Rocchi
inviato SIR in Giordania
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